Ho guardato al 2015 con un po’ di timore. Me lo prefiguravo appannato, nebbioso, ambiguo, frenante. In un post scritto circa un anno fa (qui il link), mettevo le mani avanti, preparandomi ad assorbire dosi di insoddisfazione e malcontento. Avevo i miei buoni motivi per pensare a tinte fosche e tutto sommato, quell’esercizio di “visualizzazione” mi aveva aiutato, se non altro, a predisporre la mente in modo adeguato.

Pronti, via.

Il 2015 passerà alla storia come l’anno più imprevedibile, sognatore, fuori dagli schemi, fuori rotta, emozionante di sempre. Sono uscita dal “mio seminato”, per non rientrarvi più. Mi sono così allontanata, che a volte, nemmeno riuscivo più a scorgere il solito percorso. Che poi, per me, il termine “solito” suona malissimo. Il “solito” sono le vite sempre uguali, tutti i giorni cadenzate nello stesso modo, con pochi colpi di scena. La mia vita ne è invece piena, “solitamente” piena. Quindi, già di per sé originale e agli occhi di molti, poco sostenibile.

Ecco. Nei dodici mesi appena trascorsi posso dire che la mia vita ha assunto i contorni di uno sport estremo, dove il rischio di cadere e farsi male è stato elevatissimo, ma l’eccitazione potente, accompagnata da elettroshock di adrenalina pura hanno superato la consapevolezza del rischio.

Così mi sono buttata su tutto: tutto ciò che di nuovo potevo fagocitare. A volte la digestione è stata molto pesante, ma alla fine è andata.

Se sono contenta di ciò che ho fatto? ASSOLUTAMENTE SI’, senza ombra di dubbio. Rifarei ogni scelta, rivivrei ogni singolo secondo, così come è stato.

Però… però è, appunto, “stato”. Quindi concluso. Il giro in questo rutilante luna park, frenetico e dopante, è finito e io ho esaurito i biglietti per altre corse.

Chiudo ben bene il mio zaino pieno zeppo di cose belle, che mi hanno arricchito e resa una donna felice. Non avrei mai immaginato di aprire una incantevole parentesi di vita, nel bel mezzo di un percorso consolidato. Eppure è successo, meglio così.

E’ tempo di tornare nel “mio seminato”. La Lu di sempre è già riaffiorata in superficie ed è partita con l’armatura che aveva solo messo da parte.

Caro 2015, ti ringrazio per tutto ciò che mi hai permesso di prendere. Ho bisogno di alleggerirmi, quindi ti restituisco ogni cosa (tranne una).  Adesso è arrivato il momento di riprendere me stessa.

Kisses…

 

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