E con questa sono 11.

Ben 11 OLIMPIADI, che seguo con intensa partecipazione emotiva. Manco fossi stata là, in ognuna di esse.

Tutta colpa sua. Tutta colpa di Nadia. Nadia, che non ha bisogno di aggiungere altro al suo nome altisonante, leggendario, famoso in ogni micro-particella del globo terrestre, per essere riconosciuta.

E’ dal 1976, ovvero dall’edizione a colori delle Olimpiadi di Montreal, che mi lascio trasportare da questo evento sportivo unico e straordinario, capace di modificare le mie abitudini di vita affinché possa assaporarlo fino all’ultima goccia agonistica. Dal 1976, quindi da 40 anni…

Avevo 9 anni quando rimasi perdutamente incantata dalla figuretta leggiadra di Nadia. Elegante e fortissima, un binomio che poche altre volte si è ripetuto nella ginnastica artistica femminile, in una sola parola P E R F E T T A. Prima ginnasta nella storia a strabiliare il mondo intero con il 10, voto che si assegna alla perfezione. Unica ginnasta nella storia ad avere conquistato sette volte il 10 netto in una Olimpiade. Ve la ricordate Nadia? La splendida naturalezza con cui ci mostrava le sue evoluzioni alla trave? Nessun’altra come lei. Elegante e fortissima, impareggiabile.

Nadia ci incantava per la leadership che manifestava agli attrezzi. A soli 14 anni, riusciva ad esprimere in gara maturità e focalizzazione. Seria, di poche parole, ma dalla inesauribile energia, lei ci ha dimostrato che l’impossibile non esiste, a patto di lavorarci duramente, con metodo e senza distrazioni. Diversamente, si potrà solo raggiungere il “possibile”.

Grazie Nadia, per avermi influenzata a tal punto da mettermi in servizio militare permanente, ma non prima di aver stretto ben bene la coda di cavallo. Come la tua.

Ogni edizione olimpica mi ha regalato storie magnifiche, esibizioni memorabili, medaglie grandiose. Ho seguito tante discipline nel corso degli anni, innamorandomi via via di atleti e atlete, che hanno saputo imprimere un ricordo indelebile nella mia e nella memoria collettiva.

Delle Olimpiadi mi soffermo sempre sulla fatica, lo sforzo psicofisico, lo stress, la concentrazione, che hanno accompagnato gli atleti fino a quel momento. Sarà l’esperienza agonistica, tuttora in corso, ma prima di percepire la bellezza e la grandiosità del gesto atletico, penso a tutto ciò che c’è stato prima. Un “prima” mostruosamente spietato e difficile da sopportare, al punto da convincere molti atleti olimpionici a non riprovarci più.

Dietro alla perfezione, al grande risultato, alla caduta e al fallimento c’è il medesimo percorso di anni di durissimi allenamenti, in qualche caso di abbandoni e rientri. C’è una strada di tentativi da intraprendere, innumerevoli tentativi che solo alla fine ti rivelano se quella strada fosse giusta. Un’incognita che pesa fino al termine della gara. Ma alla fine, la gloria olimpica è per tutti loro, è la medaglia invisibile ma memorabile al tempo stesso, per questi straordinari superuomini e superdonne, che hanno investito giovinezza e talento per deliziare noi comuni mortali con evoluzioni al limite del reale.

Quante belle storie si sono viste a Rio… Ogni sport ci raccontava la sua, diversa per punto d’origine, ma accomunata dalla passione assoluta. Quelle che mi hanno coinvolta di più portano nomi al femminile, come Vanessa, Tania, Irma, Valentina, Aliya. Donne splendide, al termine di carriere incredibili o che si affacciano per la prima volta sul palcoscenico olimpico (ma con titoli mondiali già in archivio).

Ringrazio tutte/i voi per le intense emozioni che mi avete fatto vivere sui più disparati campi di cara. Ci vediamo a TOKYO!

(tutta colpa di Nadia…)

 

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