Torno a postare sul blog perché mi è tornata la voglia di scrivere e di condividere le mie esperienze. Poi perché ci siamo. Il compleanno, attorno al quale ruota la mia idea di #turning50, è ormai alle porte. Poi perché questo compleanno mi ricorda mio padre e, guarda caso, oggi è la Festa del Papà.

Un sacco di coincidenze, insomma, che evidentemente mi portano di nuovo a picchiettare sulla tastiera e lasciare i miei pensieri in libertà, a chi li vorrà leggere (ammazza, quante letture, nonostante il black out più totale da parte mia… allora, un pubblico ce l’ho! :)).

50 anni sono vicinissimi e le riflessioni sul tempo e sull’età hanno preso ormai il volo. L’ultima mi è uscita spontaneamente qualche giorno fa e mi ha riportato alla mente una battuta che mi fece mio padre, proprio poco dopo il suo cinquantesimo compleanno. Io non gli diedi peso, lo feci solo qualche tempo dopo, quando ci lasciò. Mi disse, molto tranquillamente, che, passati i cinquanta non gli sarebbe rimasto più tanto tempo, che il grosso era andato e che doveva pensare al “dopo”, a quando non ci sarebbe stato più. Quel “dopo”, che era in realtà molto vicino. Quasi non l’avevo ascoltato, forse per allontanare il pensiero di una possibile perdita. Forse perché non lo stavo realmente ad ascoltare. Forse perché mi sembrava una grande stronzata.

Non saprei dire. Sta di fatto che anch’io, senza volerlo, di recente ho detto una cosa abbastanza simile. Ho detto che posso ritenermi soddisfatta di ciò che ho fatto fino a questo punto, degli obiettivi che ho messo a segno, della direzione che ho tenuto senza distrarmi, della coerenza. Sono soddisfatta e mi sono lasciata scappare che “potrei anche fermarmi qui, senza aver alcun rimpianto”.

Lo credo davvero. Anche se nei prossimi 3/4 anni, ho in programma ulteriori importanti step di crescita, oggi mi sento appagata. Anche mio padre lo era, a cinquant’anni. Marito esemplare, padre silenzioso, poco espansivo, ma regista dietro le quinte. Gli rimproveravano l’apparente distacco, le mancate esibizioni d’affetto. Ma io, il suo amore glielo leggevo negli occhi, nei gesti, in ciò che faceva. Non c’era bisogno che parlasse, lasciava che fossero i fatti a parlare. C’erano certe serate d’estate, dove io e lui osservavamo i pianeti del sistema solare attraverso il telescopio motorizzato che aveva costruito con le sue mani. Tutto aveva costruito, dalle ottiche, livellate a mano nel suo garage/bottega, al motorino che seguiva il moto planetario, tutto. Mi perdevo  nei crateri della Luna, che sembrava così vicina, tra gli anelli di Saturno, regolari, geometrici, infiniti. Saturno era il mio pianeta preferito, ma abbiamo speso serate a scoprire i colori di Giove o la ritrosità di Venere. Quelle serate… erano le mie serate d’amore con mio padre, contemplative, quasi senza parole, nel fragrante buio dell’estate. Oppure si presentava con tanto di “black&decker” in mano e ci diceva “Cosa vi serve?” E mia madre non esitava a rispondere “Mah, guarda, qui non ci starebbe un bell’armadio?” E lui tornava con un armadio solido, bello (era pure un esteta), perfetto. Quell’armadio è ancora in uso nella casa di mia madre, senza un graffio nonostante 2 traslochi, in forma smagliante.

La complicità tra di noi era grande come i nostri silenzi. Dove combinavo qualche casino, c’era anche lui, con buona pace di mia madre, costretta a rassegnarsi davanti all’evidenza. “La Luana non la fermi…” questo era il motto e lui lo aveva capito benissimo, quindi tanto valeva partire insieme. Penso che si sia divertito parecchio con me e penso che sapesse che il viaggio non sarebbe durato a lungo. L’ho capito durante la fase finale del suo percorso. Non sofferenza, ma preparazione. Ogni giorno si arricchiva sempre di più e io con lui. Lui stava andando via, ma mi stava aiutando ad alleggerirmi da un dolore che avrebbe potuto essere pesantissimo. Quando se ne è andato, era davvero pronto.

Ai cinquanta ci sono arrivata anch’io (in realtà ci arriverò il 6 di Aprile). Come mi sento? Leggera, un po’ stanca, con una visione lunga e paternalisticamente tollerante. Osservo con divertito distacco certe dinamiche fanciullesche (molto in voga tra le donzelle nella fascia di età 30/45 anni, in qualche caso visibili anche in esemplari -over 50…) e lascio che i conflitti non mi lambiscano: sono per la “sostenibilità”, energie non ne spreco!

Somiglio molto al mio babbo, non solo fisicamente, ma anche nell’approccio alla vita e alle cose.

C’è tanto di lui in me e io mi “porto i suoi gradi” con orgoglio.

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