All’estero è pratica usuale, sia nel settore pubblico che in quello privato. I prof. universitari sono i più fortunati perché, periodicamente, hanno la possibilità di sganciarsi per effettuare attività di ricerca. E noi? E se volessimo prenderci una pausa dal lavoro e dare il via a un meritato ANNO SABBATICO?

Ho un aneddoto emblematico da raccontarvi. L’anno era il 2009 e ricoprivo la carica di Media e PR Manager presso una delle più importanti multinazionali worldwide: Henkel. Azienda straordinaria, che ha sempre cercato di valorizzare le donne nel loro ruolo di manager e di madri. Partecipavo, all’epoca, ai meeting di Euroteam, ovvero momenti di interscambio e networking con le mie omologhe di altri paesi del continente. Sono stati incontri davvero produttivi e di elevato spessore professionale, per non parlare del lato “umano”, in pratica era come ritrovarsi tra amiche, con tante storie personali da condividere. Insieme alle tematiche di marketing e comunicazione, il lato più propriamente “personale” del business si inseriva naturalmente nelle discussioni, con il risultato di conoscere a fondo non solo le case history di successo, ma anche le persone che avevano contribuito al raggiungimento di importanti obiettivi. Come mi mancano quei momenti…

Ebbene, la nostra collega belga, un bel giorno ci annuncia che di lì a poco ci avrebbe lasciate per un annetto. Aveva concordato un anno sabbatico per… udite, udite, seguire la ristrutturazione di un casale che aveva da poco acquistato. Lei, madre di tre figli piccoli, manager d’azienda con responsabilità di più paesi (come me, del resto), aveva ottenuto dal suo boss un pit stop di un anno per seguire le faccende domestiche.

Ricordo la gioia e l’invidia generale nei suoi confronti. Mi dicevo, ma se lo ha fatto lei, io cosa sto aspettando?

Aspetta e aspetta, siamo arrivati al 2015. Il suo casale sarà bello, curato e vissuto. Pieno di voci e di storie. Pieno di quotidianità. Io, invece, sono ancora qui che mi arrovello sul da farsi e intanto il tempo passa e mi ritrovo, giorno dopo giorno, sempre più stanca e dubbiosa. Dite che sia arrivato il momento di valutare seriamente una pausa?

Ho chiesto oggi a diversi amici e ex-colleghi se hanno avuto esperienze di questo tipo. Le risposte che ho avuto sono state sorprendenti. Perché quasi tutti hanno preso decisioni ben più drastiche della semplice “fermata ai box”. La maggior parte di loro ha proprio chiuso con l’occupazione che li ha visti nascere e crescere (tutti sono importanti professionisti nel campo del marketing e della comunicazione) per dedicarsi ad altro. Alcuni sono rimasti appena appena nel perimetro delle loro competenze, altri hanno drasticamente cambiato direzione o stanno valutando il grande salto. I loro racconti sono lucidi e credibili, ovvero, ti dimostrano come l’idea vincente e l’attitudine al cambiamento abbiano dato loro una chance formidabile per costruirsi una vita nuova, professionale e personale.

Che è un po’ quella che, nel mezzo del cammin di nostra vita, andiamo tutti cercando. O quasi tutti.

Luana e il canotaggio

Nel mio anno sabbatico mi allenerei un sacco e perfezionerei le mie doti culinarie. (photographer: Mauro Gaimarri)

Io? Io, da che parte sto? Che dire, ci sto ancora pensando. Ma sempre più spesso mi ritrovo a disegnarmi in una veste diversa da quella che indosso. Non è detto che stia desiderando lo stop dell’esperienza che vivo ora, assolutamente. Ogni giorno, accumulo nuove esperienze e mi dedico a progetti diversi tra loro, aspetti questi di fondamentale importanza. E’ però innegabile che “il resto del mondo” sia lì fuori, in attesa solo di essere scoperto e sperimentato. Un giro di reali esplorazioni, per poi rientrare nel nostro ruolo, ancor più efficaci di prima.

Qualcuno ha esperienze da condividere? Oppure, come me, sta cercando la spinta ad agire?

Parliamone! Buona serata!

 

 

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