Accade ovunque, nelle grandi metropoli e nelle piccole e sedate città di provincia. Basta fare un salto in questura, per una semplice denuncia di furto o di smarrimento (fatte entrambe di recente…) per toccare con mano un baratro di disagio senza fine. Un disagio che ti attanaglia mentre sei lì che aspetti il tuo turno e sai che non ti mollerà più per giorni. In fondo, che importanza avranno mai un cristallo dell’auto andato in frantumi e un pc rubato, quando insieme a te ci sono vite e corpi in frantumi di donne, che aspettano di essere ascoltate. Vite distrutte da mani pesanti. Sono uscita con le mie semplici denunce strette tra le mani, mentre una madre esasperata segnalava l’ennesimo caso di bullismo ai danni della propria ragazza. Uno scricciolo quasi senza capelli. Ho chiuso il portone della questura, mentre un fascicolo di maltrattamenti veniva depositato su una pila, in cima a tutti gli altri di uguale natura.

Guardiamo negli occhi questa realtà e partecipiamo insieme all’iniziativa di Avon Italia e Fondazione Pangea, che, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, lanciano la campagna #maipiuinvisibile.

La violenza nelle relazioni di coppia è invisibile alla maggior parte delle persone e ciò che una donna subisce, fuori e dentro le mura domestiche, viene nascosto a chi le sta accanto: amici, conoscenti, parenti, colleghi…
L’invisibilità è un muro che isola chi è vittima di violenza dagli altri. E’ la negazione di ogni possibile alternativa. Noi vogliamo che la violenza domestica non sia mai più invisibile e che le donne possano uscirne grazie al supporto dei centri dedicati alla loro assistenza.
I Centri Anti Violenza sono luoghi dove ogni donna si può recare nella massima riservatezza e gratuitamente per richiedere informazioni e ricevere ascolto e supporto. Alcuni sono anche in grado di offrire alloggio temporaneo per le donne che sono in grave pericolo di vita, esteso in caso di necessità ai figli/e, assistenza legale e altre forme di sostegno.
Ma, a causa dei finanziamenti pubblici insufficienti, alcuni di essi sono a rischio chiusura.
Da qui il lancio della campagna #maipiuinvisibile e la raccolta fondi tramite il numero 45591 di sms solidale con cui sostenere, dal 5 al 19 marzo, i centri antiviolenza di Bari, Messina, Caserta, Olbia e Potenza.

Numeri statistici, per dare una dimensione al dramma.
Secondo l’indagine presentata nel 2014 dal FRA1 (European Union Agency on Fundemental Rights) il 22% delle donne intervistate ha subito violenza sessuale e/o fisica all’interno di una relazione di coppia esistente o conclusa, il 43% è stato esposto a violenza psicologica, il 5% ha subito violenza economica e il 9% stalking. Il 35% ha dichiarato di aver subito violenza fisica, sessuale o psicologica da parte di persone adulte con cui aveva una relazione affettiva minore-adulto normale (parenti stretti o amici di famiglia).
Nel 2013 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella rilevazione sulla violenza nella coppia ai danni delle donne nel mondo ha evidenziato che il 30% ha vissuto atti di violenza fisica o sessualizzata all’interno di un rapporto di coppia. Inoltre, il 38% di tutte le donne assassinate sono state uccise dal partner del momento o da quello precedente.
La violenza nella coppia è una delle maggiori cause di depressione, problemi di salute, alcolismo, gravidanze indesiderate, aborti, e parti prematuri.
Le donne più colpite a livello mondiale dalla violenza nella coppia sono quelle tra i 40 e i 44 anni (pari al 37,8%).

In Italia la raccolta dei dati è recente.
La prima raccolta istituzionale di dati sulla violenza sulle donne, su scala nazionale, che mostrò la drammaticità del fenomeno in generale in Italia fu l’Indagine Istat del 2006, dalla quale risultò che 6 milioni e 743 mila donne, tra i 16 e i 70 anni, avevano subito almeno una volta nella vita un atto di violenza fisica o sessuale.
Da questa indagine si risaliva al dato che il 17,3% delle donne avevano subito o violenza fisica o sessuale all’interno di un rapporto di coppia attuale o precedente e che il 69,7% degli stupri era ad opera del partner.
In mancanza di statistiche e di raccolte dei dati ufficiali, specifiche sulla violenza domestica e nelle relazioni di intimità, le uniche informazioni disponibili sono quelle diffuse dalla società civile, attraverso i dati raccolti dai centri antiviolenza e i materiali degli archivi di giornali e quotidiani.

Per quanto riguarda i casi di femminicidio, ossia di uccisioni di donne in quanto donne, secondo l’indagine condotta ogni anno dalla Casa delle Donne di Bologna, solo nel 2013 sono state 134 le donne uccise solo perché donne. Si è trattato per lo più donne italiane (70%), di omicidi commessi da uomini italiani (70%) e nel 58% dei casi l’autore è stato il partner attuale o ex della donna.
Secondo la Rete nazionale dei Centri antiviolenza D.i.Re, dal 2012 al 2013 c’è stato un incremento del numero di donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza pari al 20%: si è passati da 15.201 a 18.521 donne. E secondo le stesse rilevazioni, il 70% di queste ha figli. Fra di esse vi sono sia donne nuove sia donne in percorso da anni precedenti. Si tratta in larga maggioranza di italiane (69,1% delle donne accolte) di età compresa prevalentemente tra i 30 e i 49 anni (complessivamente il 60%). Gli autori delle violenze sono prevalentemente il partner e l’ex partner (80,6% dei casi).

Il nostro contributo è fondamentale. Partecipiamo con il nostro sms solidale alla campagna #maipiuinvisibili e diamo voce al silenzio di quante sono vittime di indescrivibili violenze. Grazie a tutte!

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