E’ successo tutto così in fretta da non lasciarmi nemmeno il tempo di organizzare la metamorfosi. Forse perché è iniziata un po’ in sordina, si è attivata lentamente, per poi accelerare con potenza e travolgermi del tutto. Ora sto provando a governarla, a pianificarne le tappe.

E no, non è la menopausa, che ancora non si è manifestata nemmeno nei pre-sintomi (per fortuna…), sto parlando di me e di questo processo di trasformazione inside-out che non avrei mai immaginato di sperimentare a 48 anni suonati da un po’. Perché in fondo, noi donne abbiamo la tendenza a progettare in modo anche un po’ caotico fino ai 40. Poi, la nostra testa ci spinge alla fatidica riflessione dei primi -anta, che si conclude quasi sempre con un malinconico “ciò che è andato è andato”, come se sulle tappe più importanti della tua vita dovesse calare un funereo sipario. Che poi, stiamo parlando del matrimonio, del fare un figlio, della carriera lavorativa, insomma di quegli eventi “chiave”, che convenzionalmente ci hanno suggerito di piazzare entro i 35 anni. Pena il “sentirsi fuori luogo” o, nel peggiore dei casi, il sentirsi vecchia.

Così, a 40 anni fai la doverosa riflessione e se al tuo palmares manca uno dei “trofei” elencati sopra, ecco che senti di essere in deficit nei confronti della vita. Della tua vita. A volte, accade il contrario. Anziché deficitaria, ti ritrovi ad aver vissuto una vita “bulimica”. E allora hai già fatto fuori uno o più matrimoni, tuo figlio ti ha già reso nonna, la tua pelle non ti piace più, vai malamente alla ricerca di qualcosa…

Passati i 40 e metabolizzati gli effetti di una riflessione, che butta a terra come se ti avesse colpito Tyson, procedi pensando quasi esclusivamente a una cosa: sperare di mantenere degnamente quel piccolo angolo di comfort che ti sei ritagliata, nel quale dovrai gestire con pazienza l’invecchiamento e le conseguenze che porterà nella tua vita e in quella di chi ti sta accanto. Mica sto esagerando! Non ditemi che non ci avete mai pensato, perché non vi credo.

Non ricordo di aver subito il passaggio dei 40 anni. Non ho festeggiato, non mi sono regalata nulla di particolare, non ho redatto patetiche “to do list” di cose da fare prima dei 50. Ho semplicemente guardato con soddisfazione al matrimonio ancora ben funzionante, a mia figlia di 11 anni fuori di cotenna, al lavoro bello e soddisfacente. A mia madre, che tutto sommato ancora stava bene. Non ho espresso desideri particolari compiendo i 40, avrei solo voluto “congelare” quel momento di relativo benessere, perché ero consapevole che da lì in poi avrei incontrato, come mine disseminate sadicamente sul mio percorso, difficoltà crescenti.

E’ stato proprio così. Oggi di casini ne ho un po’, e di non lieve entità, ma ho anche la fortuna di avere accanto un sostegno forte e poderoso, che è mio marito. Poi ho un’altra fortuna: quella di sapermi reinventare. L’ho fatto diverse volte e lo sto facendo anche ora, con una energia e una determinazione tale da lasciarmi senza parole. E forse non si tratta nemmeno di fortuna.

Il canottaggio mi ha dato nuova consapevolezza. E ora non ne posso più fare a meno...

Il canottaggio mi ha dato nuova consapevolezza. E ora non ne posso più fare a meno…

Anche sotto attacco, la vita offre opportunità di cambio e ricambio. Vanno colte, valorizzate, consumate e assaporate, ripiantate, coltivate e colte di nuovo. Nella vita si può cambiare, anche in meglio, soprattutto quando pensi che ormai sia troppo tardi per cambiare, o fuori luogo vista l’età.

I segnali del mio cambiamento sono disseminati ovunque. Ne volete uno? Vi farà sorridere, eppure… Ebbene, da almeno un anno non compero borse. Sì, BORSE! Io le adoro, le ho sempre adorate e sempre le adorerò. Mi capite, vero? Ho una collezione di Armani, Chanel, Borbonese, Magli e altre ancora, ben custodite nell’armadio. Ad essere sincera ho una sezione dell’armadio interamente dedicata alle mie borse, ma credo che quel tempo sia finito.

Al lavoro sul mio nuovo piano di lavoro. In cucina.

Al lavoro sul mio nuovo piano di lavoro. In cucina.

Così l’ultimo acquisto è stato una bella e solida prolunga del piano di lavoro della mia cucina, già di per sé molto capiente e funzionale, già collaudato in occasione della preparazione di un pane integrale buono da impazzire e pronto per essere messo sotto stress in occasione di futuri importanti progetti, da pensare e realizzare con le mani.

Finalmente.

L'ho lasciato lievitare 27 ore.

L’ho lasciato lievitare 27 ore.

Poi lo abbiamo consumato con grande soddisfazione! Ricetta coming soon!

Poi lo abbiamo consumato con grande soddisfazione! Ricetta coming soon!

P.S. (comunque, ai 50 ci sono un paio di regali che mi aspettano: uno non lo posso ancora rivelare, l’altro è… UNA BORSA!)

 

 

 

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