Ho rimandato a lungo. Ho rimandato per un’intera vita fertile. Ora è arrivata l’ultima chiamata utile e io sono pronta per fare un figlio. Il secondo. A 48 anni.

Follia o correttezza? Né l’una, né l’altra. Semplicemente, è arrivato il momento giusto solo ora. C’è consapevolezza, c’è sufficiente maturità, forse più tempo, sicuramente più esperienza per crescere un nuovo individuo e assegnarlo un giorno, con un bel tagliando, alla stramba società che lo accoglierà incuriosita.

Io e Rebecca in un raro scatto al mare. Lei 7, io 35 anni.

Io e Rebecca in un raro scatto al mare. Lei 7, io 35 anni.

Come sarà mio figlio? Innanzitutto sarà il fratellino di Rebecca, primogenita di casa Gerevini oggi 19enne: un universo impazzito in costante big bang, ma anche una guerra nucleare capace di generare mostri mutanti…

Come sarà? Ne parlo al maschile, quindi me lo aspetto un maschietto. In una casa di sole donne, dove anche il cane è stato scelto nella sua versione femminile (Nanami, il nostro fantastico Akita Inu), è giusto che l’ultimo arrivato a suggellare, o meglio a “sigillare,” in via definitiva la famiglia sia un individuo di sesso maschile. Giò se lo merita.

Sembrava un bambolotto la mia Rebe...

Sembrava un bambolotto la mia Rebe…

Al nome non ho ancora pensato, ma sono tradizionale. Mi piacciono Andrea, Carlo, ad esempio. Ma non è detto che cambi idea. Il nome Rebecca è arrivato dopo una “battaglia” famigliare da me persa sul campo. Ho lottato tanto, ma alla fine ho dovuto cedere, insomma non sono riuscita nell’intento di battezzare la mia bambina con il nome “IRA”. Sono stata travolta dalle critiche generali, così ho mollato il colpo e una bella sera, povera di idee, nuovi stimoli e ancora amareggiata per la sconfitta, ho cercato tra le pagine della mia “ultima spiaggia” un’alternativa “normale”: mi sono affidata al mensile “IL GINNASTA”, organo federale al quale sono stata abbonata per anni. Ho letto e riletto le classifiche delle gare di artistica per poi trovare, negli elenchi delle atlete, un nome convincente: REBECCA.

Rebecca ha messo d’accordo tutti. E’ un bel nome, di carattere, internazionale, signorile, senza età. E’ anche un nome “normale”, tranne colei che lo porta. Bizzarra, sorprendente, imprevedibile, costantemente sulle-nuvole e/o sotto-terra, impossibile da gestire. Rebecca è così. Vuoi vedere, che questo bel maschietto sarà invece soldatino quanto basta per farmi dormire sonni tranquilli?

Sì, sarà così. Sarà l’opposto della sorella maggiore. Tranne che nello humor. Perché Rebecca fa morire dal ridere (“tanto mi fai ridere, tanto mi fai incazzare”, le dico sempre) e non sopporterei mai un soldatino senza ironia. Un soldatino distaccato e inquadrato come me. Che barba, che noia.

Dunque, sarai disciplinato, ma molto simpatico. Sarai iper-informatizzato, iper-connesso, nativo digitale. Ma mi auguro che tu riesca a mettere il naso nei “millemila” libri che ho collezionato nel corso della mia vita. Una marea di libri tutti a vostra disposizione. Perché leggere è un bel modo per passare il tempo e leggere sulla carta è un’esperienza che nella vita va necessariamente fatta. Altrimenti, perché mai avrei accumulato così tanti volumi, se non per lasciare a voi due il piacere di letture eterne?

Prevedo già conflitti con il “soldatino” e con il suo mondo tecnologicamente nuovo, che non lascia spazio al ricordo, ma solo al real-time. Il ricordo è roba vecchia, che fa perdere tempo. Meglio concentrarsi sul presente, che è diventato così veloce da sembrare futuro. Mentre il futuro vero è da lasciare stare, così unpredictable e oscuro…

Avrò quindi un soldatino 4.0, abbastanza simpatico, ma troppo evoluto per condividere con me la stessa lunghezza d’onda.

Madre e figlio su frequenze diverse, immersi in millenni che più distanti non possono essere. Ho capito che mi toccherà chiedere aiuto a quel ponte sconnesso e traballante della Rebe, per poter comunicare con lui. Io e lui, con in mezzo Rebecca a fare da tramite. Che rischio correremo tutti… con quel traduttore folle in mezzo, già mi immagino quali distorsioni il piccolo riceverà al posto dei miei “sani” messaggi.

La faccenda si fa pericolosa.

Il newborn potrebbe arrivare ad aprile (se ci sbrighiamo) e allora avremmo un Ariete come me. Un figo spaziale! Un maschio Ariete tutto d’un pezzo, con sorella del segno dei Pesci: una coppia che funziona. Oddio… un altro elemento di sintonia con la sorella maggiore… Un altro tassello che si sposta dalla zona di sicurezza a quella dell’incertezza, da evitare!!!! Potremmo allora, aspettare qualche mese e posizionare il soldatino nel segno della Vergine: un precisino, puntuale, organizzato e rigoroso. Ecco, così è perfetto. A quel punto chiederei a lui di darmi una mano a domare quel cavallo impazzito di Rebecca: uniti si vince! Anche se, da Ariete irruento e interventista quale sono, non credo di essere sufficientemente pronta a portare a casa un maschio della Vergine…

Non c’è che dire, siamo di fronte a un quadretto niente male, decisamente variegato nelle sfumature e dal potenziale esplosivo. Forse un po’ troppo esplosivo per una quarantottenne.

Quando avrai 20 anni, mio piccolo soldato, i miei saranno 69 e potrei ancora essere in forma. Io ce la metterò tutta ovviamente per mantenermi tonica e lucida, per starti dietro e stare dietro a tua sorella, che, ne sono certa, ancora non avrà smesso di combinare sani casini. Insomma, figli miei, mi manterrete in forma, agile e scattante come non mai, una mamma e (probabilmente) nonna tutto pepe.

Pronta sono pronta. Dopodiché…

 

 

 

 

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