C’era talmente tanto chiasso a casa mia ieri sera, al punto da neutralizzare Nanami e convincerla a stare alla larga dal tavolo. Dopo le rituali feste agli invitati, con esibizioni da saltimbanco, ha deciso che non era aria e ha abbandonato il luogo del “delitto”, rintanandosi sul tappeto dietro al divano. Povera Nanami…

Il chiasso prodotto era come musica hard rock per le nostre orecchie. Un bel sonoro di risate, arie liriche lanciate senza rete, battute sferzanti ben piazzate e chiacchiere. Poi ancora risate, arie liriche, ecc, in un loop che è andato avanti fino a quasi l’una di notte, senza sosta.

E’ stata una bellissima Vigilia di Natale, che per me è ancor più importante del Natale stesso. Rispetto alla Vigilia il Natale è decisamente meno pimpante, meno energetico, più assonnato e stanco. Un po’ troppo formale per una come me, che non ama la formalità e invece predilige la spontaneità un po’ dappertutto, anche dove è la cosiddetta etichetta a dettare le regole.

Di solito la mia “due giorni” natalizia è completamente dedicata alla preparazione di cibi e atmosfera, naturalmente organizzata in largo anticipo. Quest’anno, invece, ho mancato quasi del tutto alla mia funzione cuciniera e un po’ ne risento, ma spero di farmi perdonare presto. Le festività sono ancora lunghe, mi aspettano due compleanni “pesanti” (31/12, mamma + 1/1, marito) e le tradizionali celebrazioni della Befana, attuali come non mai, visto il trend dell’età delle invitate…

Per quanto riguarda l’atmosfera, ho lasciato che fossero i miei invitati a crearla. Pochi addobbi statici e invece tanta vitalità tra le mura domestiche. Non ho fatto l’albero, mentre ho usato parecchie candele in giro per casa, naturalmente a tema natalizio. Le fiammelle sono vive, si muovono al tuo passaggio, “sentono” la tua presenza vicina, sono sensibili. Decorano le pareti, disegnando forme creative un po’ psichedeliche. Ho affidato alle candele il compito di descrivere lo scenario e non ho sbagliato, anche se questo ha significato mandare in pensione l’albero che per anni ha silenziosamente, e un po’ passivamente, raccontato il nostro Natale.

Avrei voluto portare il tavolo nel grande salone delle feste, visto che il numero degli invitati (ben 11) avrebbe richiesto uno spazio adeguato. E già me lo vedevo il bel tavolo nella giusta penombra del salone, risaltare ancor di più alla luce delle candele. Invece quel tavolo proprio non passa dalla porta della cucina. La porta è abbastanza ampia, ma il tavolo lo è ancor di più, così ho dovuto ripiegare su un allestimento forzato in cucina. Ho una cucina più che abitabile, quindi, ridefinendo un minimo lo spazio, ci siamo stati benone. Ma, mi è mancato quel tocco speciale, che avrebbe reso la serata unica e superlativa…

Quindi… cuciniera per metà. Non starò a riportare i motivi per cui quest’anno sono arrivata così impreparata all’appuntamento dell’anno, sta di fatto che la cena della Vigilia ha dovuto trasformarsi in un “aperitivo rinforzato” (come lo chiamiamo nella city…) con primo piatto. E dolci, naturalmente. Punto. Ammetto di avere un debito sulla coscienza, che rifonderò quanto prima con un’occasione all’altezza. Però… Però, quanto siamo stati bene, anche senza allestimenti da sogno e menu strutturati. Penso che questa, sia stata una delle cene più divertenti e capaci di lasciare il segno che io ricordi.

A Natale già sapevo che non avrei cucinato (stessi motivi di cui sopra, la Lu è a mezzo servizio ultimamente…), quindi ci siamo ritrovati comunque in ottima compagnia, ma fuori dalle mura domestiche. Anche questa è una novità per me. Ho quasi completamente abdicato dai fornelli. Proprio io, che nella “due giorni” natalizia, mi ritrovavo a impastare e preparare tortelli fino alle 3 della mattina (guardate a questo link: natale 2014) e a sfornare pani di ogni genere e foggia.

Comunque… sono le persone a fare il Natale e io non posso che ritenermi fortunata di avere attorno persone speciali, capaci di trasformare qualsiasi occasione, in un momento memorabile. E non solo a Natale.

Per me, niente vacanze natalizie quest’anno, ma la promessa (e inviti già diramati) di proporre appuntamenti mangerecci di alto profilo.

A proposito. E’ iniziato un bel braccio di ferro con mio marito. Il grande salone delle feste DEVE ASSOLUTAMENTE trasformarsi in luogo DEDICATO all’esperienza gastronomica firmata LU, pertanto è necessario (e urgente) acquistare un tavolo in grado di accogliere fino a 20 persone. L’ho già visto in giro e lo esigo, possibilmente prima della fine dell’anno.

Ce la farò?

Auguri a tutti.

 

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