Un anno fa, remavo su un quattro di coppia di principianti. Tutti neofiti del remo, ma motivati a imparare un nuovo sport, arrivati all’alba della mezza età. Si partiva dalla Canottieri Baldesio per arrivare poco più in là della Canottieri Flora. Malcontati, 2 km andata e 2 km ritorno. Ho il ricordo di un sacco di risate, ma anche di fatiche immani, di noiosi avanti-indietro “solo braccia”, poi “braccia e schiena”.

Per rallegrare l’umore ci facevano vogare “metà carrello”, ma a quel punto partivano le bestemmie mentali (dovete sapere, che il vocabolario “tipo” del canottiere è composto dal 70% di bestemmie, insulti e improperi di vario tipo. Il restante 30%, dipende dal suo umore, dopo l’allenamento o la gara). Non c’era assieme, ci si anticipava o si arrivava in ritardo con la remata, insomma era un gran casino.

Un grande e normalissimo casino, almeno all’inizio.

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Siamo al serrate. Manca poco alla fine della gara. E’ il momento in cui non ne hai più, ma vai avanti lo stesso…

E’ passato esattamente un anno da quegli esordi al carrello nr. 1 del quattro di coppia (o nr. 2, a seconda dei vogatori presenti) e di acqua ne è passata sotto la mia barca. Dal quattro di coppia di “beginners”, mi sono spostata su un doppio open, così viene chiamato il doppio sul quale remano un uomo e una donna, fino ad approcciare le prime competizioni nella categoria MASTER (a partire dai 27 anni, è possibile tesserarsi “Master”, sganciandosi quindi dalle categorie agonistiche). Poi, dopo un anno, io e Fabio ci siamo messi la prima medaglia al collo. Fantastico.

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Il pranzo PRE-GARA!!!

Fabio è il mio capovoga, il mio allenatore, il mio mentore ai remi. Con tanta pazienza, ma intercettando il mio bisogno inespresso di tornare alle gare, ha riscoperto l’atleta che si era messa a riposo, evidentemente pronta a balzar fuori in barba all’età matura. Non smetterò di ringraziarlo, per avermi fatto sperimentare “da dentro” uno sport durissimo, ma straordinario, indescrivibile, impossibile da smettere una volta provato. Ancora oggi, quel mito di mia figlia Rebecca, canottiere fino ai diciassette anni, ne sente la mancanza. E le brillano gli occhi, quando ricorda quella fetta importante di vita che ha interamente dedicato a questa disciplina. Perché il canottaggio è disciplina pura, è abnegazione assoluta, è dedizione, un po’ come la danza. Ma ti restituisce emozioni meravigliose e questo vale per principianti ed esperti, super-atleti e master.

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Sempre in finale di gara.

Ci siamo presi una bella medaglia a Monate, una medaglia che è pienissima di significati, quindi dal valore ancor più grande e ora siamo pronti per le prossime sfide agonistiche, che noi affrontiamo sempre con spirito leggero e tanta voglia di divertirci.

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La gioia più grande. La presenza della Rebi che mi ha tifato fino a sgolarsi e mi ha sostenuto con consigli da vero canottiere.

Ci tengo, oltre a Fabio che mi sopporta quasi quotidianamente, ringraziare anche Simone Raineri, super campione olimpico, per i consigli “oro” che mi ha dato a gennaio, in occasione di una memorabile uscita in doppio. Caro Simo, non immagini quanto tu sia stato determinante. GrazieGrazieGrazie!!!! :)

La medaglia d’aegento è anche un regaluccio che mi sono fatta per il compleanno di domani, quello più critico dei 49 anni. Perché? Perché è l’ultimo, prima del grande tuffo in una nuova dimensione di vita. A proposito, mia madre si è già portata avanti, con la telefonata di rito che ricevo da tempo immemore: “QUARANTANOVE ANNI FA ERO IN TRAVAGLIO GIA’ DA OTTO ORE E NON VOLEVI ARRIVARE”

Eh bè, memorabile sin dal principio…

A domani!

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