Tokyo mia… così bella e così buona. Sono innamorata persa di Tokyo, ma non voglio ripetermi. La mia dichiarazione di amore assoluto la trovate a questo link, che descrive il mio primo viaggio lo scorso dicembre.

Il mio secondo giro non si è fatto attendere troppo. Sono freschissima di rientro e già mi sono messa a contare i giorni che mi separano dal terzo. Tokyo è una malattia, che ci volete fare, e io non la voglio curare affatto, se non continuando a “contaminarmi” delle sue potenti e uniche vibrazioni.

Tokyo è bella e buona. Un concetto troppo semplice? No, a meno che non abbiate sperimentato direttamente il rito del consumo del cibo. Perché di rito vero e proprio si tratta e si celebra non solo nei tradizionali templi della ristorazione giapponese, ma in tutti i luoghi in cui materie prime variegate e freschissime si trasformano in leggendari e strabilianti bocconi.

Tokyo è perfetta. Perché l’estetica, la cura, il tempo, le forme, il sapore unico che mette nella sua cucina, sono un picco di eccellenza assoluta e non ha eguali al mondo.

Questa volta, ho voluto godere di esperienze mangerecce piene di sfaccettature diverse, ma tutte con il denominatore comune della perfezione del gusto e della devozione al cliente. La devozione al cliente, a volte commuove. E’ una devozione vera, non artefatta, ed esprime tutta l’essenza di un popolo gentile e rigoroso, sempre disposto favorevolmente verso il prossimo.

Sarebbe un po’ scontato, iniziare a descrivere l’atmosfera dei ristoranti, giapponesi e non, quindi ho deciso che inizierò… dalla mensa aziendale. Ecco a voi, le mirabili BENTO BOX: un sorprendente connubio di sapori sublimi, capaci di trasformarsi a seconda che consumiate separatamente le sue parti, oppure le mescoliate tra di loro, insieme al riso. Ovviamente, è di rigore l’uso delle “hashi”, ovvero le bacchette.

Io mi emoziono sempre...

Io mi emoziono sempre…

 

Sapori che si fondono e cambiano in una sinfonia indimenticabile.

Sapori che si fondono e cambiano in una sinfonia indimenticabile.

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Si chiama “KNOWLEDGE CAFE'” ed è la caffetteria interna che trovate al FUJIFILM ADVANCED RESEARCH LABORATORIES, centro di eccellenza R&D, a Kaisei.

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Così vengono mostrati i piatti del giorno, presso la mensa aziendale. Un piacere!

Delizioso, il rito dell’oshibori, che viene rilasciato in bustine monouso e disposto vicino al contenitore del cibo. Io lo adoro…

Troverete divertente sapere che ho cenato non solo in ristoranti tipicamente giapponesi, ma ho provato anche la pizza e la cucina spagnola. LA BRIANZA è un piccolo ristorante nella zona di Minato, situato al piano -1. Vi ho già descritto che Tokyo è disposta a strati e ognuno di essi, vi riserva sorprese straordinarie. Chef giovani, locale piccolo con cucina a vista (tipicamente giapponese: loro lavorano dietro un bancone), servizio ottimo e grande entusiasmo. La pizza? Uno spettacolo e davanti ai miei complimenti, il gruppo di lavoranti è uscito dal bancone per ringraziarmi.

Questo è il posto tavola, che mi ha accolto al ristorante LA BRIANZA, Minato.

Una pizza perfetta. Non di grandi dimensioni (i giapponesi porzionano "in piccolo"), ma buonissima.

Dal mio tavolo, ecco la vista su uno dei banchi di lavoro.

Sempre in zona, al piano -1 di Izumi Garden, trovate un ristorante con dell’ottimo sushi, abbordabile nei prezzi e dal menu gigantesco.

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Avrei preso tutto… ma proprio tutto…

In questo simpatico posto, chiassoso e vitale quanto basta per starci bene anche da soli, ho avuto un siparietto davvero simpatico. Come vi dicevo, i giapponesi sono soliti effettuare piccole porzioni e disporre in tavola numerosi cibi. Poi, consumano il tutto saltellando da un recipiente all’altro. Ebbene, al cameriere ho chiesto un’insalata, come da menu. Mi guarda e mi fa capire che la porzione è grande, per quattro persone. Confermo, comunque. Inutile dire, che la quantità di insalata che mi è stata servita non si avvicinava minimamente alle nostre tipiche “conse”, insalatone mega che allietano molte delle nostre pause pranzo… ovviamente, non mi sono fermata lì ed ho aggiunto delizie a non finire…

secondo loro... per quattro persone. per me, non abbastanza...

lo chef dietro al bancone, che mi prepara il "piatto forte"!

cioé questo! lasciatemi qui, vi prego...

Eccolo, il mio piatto forte!

C’è stato spazio, per un tentativo di cucina spagnola. E qui siamo andati alla grandissima. Annotatevi questo nome: LA OLIVA, un posticino trasudante Spagna da tutti i pori, dove si mangia divinamente. Anche qui, chef locali, giovani, piacevoli, preparati, tecnicamente ineccepibili.

Chef a vista, dietro al bancone. Un classico.

Di certo non si va a Tokyo per mangiare spagnolo, ma... perché no?!

Locale carino, un piccolo gioiello.

Per la seconda volta, tornare mi ha fatto davvero male. E non solo per il cibo, l’aria, il tempo mutevolissimo (dal sole accecante, all’uragano che ti solleva, è un attimo…), la gente, l’ordine non stucchevole, la pulizia, la tecnologia iperbolica, le musiche agli angoli delle grandi strade, le luci sempre, la gentilezza, i mezzi sempre puntuali, le informazioni che non mancano mai… Non solo. E’ qualcosa che non riesco a descrivere.

Poi, in volo... non ho saputo resistere...

Poi, in volo… non ho saputo resistere…

Quindi voglio viverla. Ancora. Tokyo, aspettami.

Roppongi

Roppongi

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Shinkansen

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121Tokyo

Tokyo

 

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