C’era una volta, una bambina elegantissima e leggera, che volteggiava come una farfalla sugli attrezzi della ginnastica artistica. Era perfetta. E lo è stata a lungo, fino a quando non ha appeso scarpette e paracalli al chiodo. Era così perfetta, che ancora oggi a distanza di quasi quaranta anni il suo nome viene associato alla disciplina che ha contribuito a promuovere al grande pubblico. Così indimenticabile, da essere inserita nella HALL OF FAME degli atleti leggendari. Insieme a Mohammed Alì e Pelé, per citarne un paio. Così seriosa e autorevole, da definire un perimetro attorno a sé, invalicabile come uno spazio magico, divino, regale, dentro e fuori dalle pedane.

Questa bambina era Nadia “Perfect Ten” Comaneci.

NADIA. La leggenda della ginnastica artistica. Il mio idolo.

NADIA. La leggenda della ginnastica artistica. Il mio idolo e modello di vita.

Comaneci mi ha formattata. Completamente e inesorabilmente. Non è stata mia madre a farlo, bensì lei. Ancora ricordo il suo podio alle Olimpiadi di Montreal, nell’estate del 1976. Avevo nove anni e quella figuretta infilata nella tuta bianca, che volava sfidando la gravità e si esibiva in figure impressionanti (ancora oggi presenti negli esercizi delle ginnaste più titolate) mi stava mandando un messaggio chiaro e forte: “Persegui un obiettivo e mettici dentro anima, cuore, polmoni, lacrime e sangue. E parla poco, perché parlare, toglie il fiato”. Ecco. Io sono così. Da quel giorno ho abbassato il capo come un ariete e ho puntato dove volevo arrivare, lavorando indefessamente, a volte perdendo addirittura di vista la realtà. Manco fossi un navy-seal…

In uno scenario del genere, datemi una sfida e otterrete il meglio da me. Se questa sfida poi, implica il dover sostenere carichi di lavoro e fatica quasi brutali, allora ecco che la Luana sente quel brivido di soddisfazione che la fa sentire davvero viva. Una gioia (masochistica, ma comunque di gioia si tratta…).

Allenamenti di boxe e full contact. Sento ancora l'adrenalina!

Allenamenti di boxe e full contact. Sento ancora l’adrenalina!

Dopo 12 anni di ginnastica artistica, durante i quali ho portato a casa un paio di partecipazioni ai campionati nazionali e parecchie belle medagliette, il richiamo al sacrificio e alla fatica non poteva che portarmi su un ring. Io, unica donna ai tempi, mi massacravo di allenamenti per sostenere incontri di full e light contact. Sette giorni su sette in palestra, con doppio allenamento la domenica (corsa la mattina e boxe leggera nel pomeriggio). In palestra mi sono innamorata e non solo di uno sport fantastico e incredibilmente artistico (li ricordate i match di Mohammed Alì o di Sugar Ray Leonard? Una danza…), ma anche del mio allenatore, che poi è diventato ed è tuttora mio marito. Quanta fatica insieme, quante lacrime (tipico di ginnaste e ex-ginnaste) versate nel silenzio assordante dello spogliatoio, ma quanta soddisfazione a sputare i polmoni durante uno scambio acceso in combattimento e vedere l’avversaria arretrare e cedere sotto i tuoi colpi. Godimento totale. Soprattutto quando ho portato a casa il mio fantastico terzo posto in Coppa Europa. Ero al settimo cielo…

Passano gli anni, le priorità cambiano e in ogni giorno trascorso, ho perso piccoli pezzettini di “me”. Improvvisamente mi sono ritrovata ad essere normale, come tutti gli altri. Sei moglie, madre, fai una bella carriera nel lavoro, ma non sei più tu. E’ normale, ti ripetono, si invecchia, non c’è più spazio per certe cose. Per lo sport agonistico. O meglio, per un “certo” sport agonistico. E io cosa ci posso fare, se il fuoco dentro mi brucia ancora, insieme a una rabbia agonistica che non so proprio come gestire in altro modo?

Oggi vanno di moda le corse podistiche o le gran fondo in bicicletta o altre cose ancora. Raccolgono così tanti proseliti da fare impressione e tutti più o meno nella fascia di età critica che va dai 45 ai 60 anni. Tutti top-performers, allenatissimi e agguerriti.

Ma io ho bisogno di altro. Ad esempio, di tornare ad allenarmi seriamente, programmando uno o più obiettivi, da perseguire di nuovo a testa bassa, a bocca chiusa, senza curarmi di ciò che mi sta attorno, stringendo i denti e le unghie nei palmi delle mani per darmi ancor più la carica. Così ti ho trovato. Ti chiami CANOTTAGGIO.

La bellezza di una remata sul Po...

La bellezza di una remata sul Po…

Volete fatica? Vi verrà servita bella, fumante! Volete lacrime e sangue? Nessun problema, scorreranno a fiumi! Avrete mani devastate, polpacci segnati, volti stravolti dal freddo o dal caldo o da qualsivoglia evento atmosferico, spalle e avambracci tumefatti. Per me, un richiamo irresistibile…

Il remergometro è odioso, ma fa bene alle gambe.

Il remergometro è odioso, ma fa bene alle gambe.

Il canottaggio però, praticato anche in età matura (ricordo che ho 48 anni) sa darti soddisfazioni impagabili. I paesaggi mozzafiato, il rumore dell’acqua agitata dalle pale, un corpo che si trasforma e si rimodella proprio nei punti più difficili. E poi le amicizie. Incredibilmente genuine, vere, alla pari. Perché in barca siamo tutti uguali, non ci sono distinzioni di sesso, di età e la mia fatica è la medesima del mio compagno che, insieme a me, fa scivolare la barca su un fiume meraviglioso, alla ricerca di un unisono che suona come musica.

I LOVE ROWING… (competition coming soon, maybe)

 

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