Ci contavo sulla sua presenza. Averci un super-supporter al mio fianco, mi avrebbe aiutato a smorzare quella tensione un po’ subdola, quella che va e viene, si attorciglia un pochino in un punto non proprio definito dello stomaco, poi allenta la presa. Invece, cara Rebi, proprio sul più bello mi hai piantata in asso. Diciamo per nobili motivi, visto che sei rimasta una notte intera al pronto soccorso al fianco di un amico che aveva avuto un incidente.

Insomma, a Corgeno, teatro della mia prima gara di canottaggio, non posso contare su di te. Mi racconti com’è il campo di gara che conosci bene, mi dici di bere durante tutta la giornata (“anche quando non hai sete”) per mantenere elevato il livello di idratazione, mi dai consigli su come gestire la gara, riprendiamo le foto proprio delle tue premiazioni a Corgeno, con al fianco il presidente della canottieri ospitante, ma con me non ci sarai.

Ne prendo atto con dispiacere, perché sarebbe stato un bel momento tutto nostro, una domenica incredibilmente diversa dalle altre, un nuovo modo di relazionarci tra di noi. Mi avresti cazziata di certo, tu che di canottaggio ne hai masticato abbastanza, mi avresti fatta ridere e avresti continuato a raccontarmi il bello di questo sport, cosa che fai sempre. Sport, che oggi pratico io, mentre tu hai interrotto proprio sul più bello.

Rebecca, a sinistra, quando gareggiava in categoria Cadetti per la Canottieri Baldesio di Cremona.

Rebecca, a sinistra, quando gareggiava in categoria Cadetti per la Canottieri Baldesio di Cremona.

Quando esco di casa per partire, non so se sentirmi atleta o madre abbandonata. Salgo in macchina e faccio subito la conoscenza di Maria Cristina madre come me, ma lei in viaggio per vedere il proprio piccolo affrontare la prima gara. Non so, ma per motivi diversi ci siamo trovate subito sullo stesso piano: madri, figli e in mezzo, un collante tutto particolare come questa meravigliosa disciplina sportiva.

Ecco il "campo" di gara.

Ecco il “campo” di gara a Corgeno.

C’erano tanti piccoli a Corgeno alle prese con la prima gara. Gli Allievi A, per esempio. Sono piccolissimi, rimbalzano dentro body troppo grandi per loro, remano con leggerezza che quasi sembrano sospesi sulla barca. Li segui con occhi innamorati e premi la loro tenacia con applausi scroscianti. Io e Maria Cristina ci siamo spellate le mani al vederli tagliare il traguardo e correre poi dalle famiglie con la medaglia al collo.

Per tanti, e non solo per gli Allievi A, era il battesimo del remo come per Mario, il figlio più piccolo di Maria Cristina, che ha gareggiato giusto un’ora prima di me. Ho rivissuto le stesse emozioni che ho provato quando Rebecca gareggiava. Ricordo che non mollavo un secondo gli occhi dall’orologio, cercando di stimare l’orario del termine della gara e il momento in cui mi avrebbe chiamata per comunicarmi il risultato. Funzionava così, perché lei non ci voleva tra i piedi durante le competizioni. Il piccolo, grande Mario è stato bravissimo. Su una distanza di 1.000 metri ha messo in riga ben 3 avversari e ha tagliato il suo traguardo personale, quello più difficile della “prima volta”.

Poi è toccato a me. Mi sono sentita un po’ Rebecca, un po’ Allieva A, un po’ Mario… Anch’io, come loro, alle prese con una “prima volta” davvero emozionante, perché le emozioni non hanno età.

Quando io e Fabio, il mio compagno di barca, abbiamo lasciato l’attracco ho ripensato al percorso fatto fino a quel momento davvero straordinario. Io e lui non avevamo ancora macinato tanti km insieme, ma valeva la pena comunque provare a gareggiare, per mettere a fuoco i passi successivi. L’obiettivo nostro era molto semplice, ovvero, arrivare fino in fondo e “raccogliere informazioni”. Un approccio analitico, che personalmente approvo. In fondo, alla nostra età non abbiamo più nulla da perdere e, soprattutto, non abbiamo alcuna fretta.

Sul finale. Al cardiopalma.

Sul finale. Al cardiopalma: rischiamo il terzo posto…

Poi è arrivato lo START.

Mi aspettavo di vedere sfilare tutti gli equipaggi e restare indietro. Mi aspettavo di rimanere senza fiato a metà gara e di dovermi fermare con la bocca riarsa boccheggiante, mi aspettavo di perdere i remi, di non infilare bene la partenza.

Invece… Invece è andata oltre le nostre aspettative. Non solo le mie paure non si sono concretizzate, ma ci siamo pure trovati a lottare per il terzo posto. Incredibile davvero. O forse no.

Un punta punta pazzesco con l'equipaggio della Monate

Un punta punta pazzesco con l’equipaggio della Monate

In questa gara, di informazioni ne abbiamo raccolte a non finire. Ho talmente tanti difetti da correggere che ci vorrà una estate intera solo per sistemarne la metà. Ma è fantastico così. Perché anche in modalità “difettosa”, mi sono trovata a competere sul serio e le sensazioni che ho provato sono state strepitose. Ero così carica di adrenalina che la notte stessa non ho chiuso occhio.

Grazie Fabio, adesso dobbiamo fare il bis!

Grazie Fabio, adesso dobbiamo fare il bis!

Da domani, si torna in “officina” ad “aggiustare” i pezzetti, poi si vedrà.

Vivo il canottaggio come un momento tutto mio di grandissimo divertimento. La gara sui 1.000 metri, poi, è stata divertentissima, soprattutto sul finale dove sei chiamato a tirare fuori anche quello che non hai per chiudere bene.

Abbiamo gareggiato con una barca "top". Ecco il rituale della preparazione.

Abbiamo gareggiato con una barca “top”. Ecco il rituale della preparazione.

Spero di avere presto l’occasione di spararmi un’altra gara, in compagnia dell’efficacissimo Fabio, che con pazienza, ma anche grande convinzione mi ha portata di nuovo su un campo di gara. Oppure con altri membri della squadra, perché il bello di questo sport è proprio il piacere della condivisione, il mettersi alla pari, al servizio l’uno dell’altro. Poi, ci si diverte (e ci si tonifica una cifra ragazze mie! provare per credere!).

A proposito, l’ex-canottiere Rebi, dopo aver subito il mio racconto, è stata chiara “Non fa niente se ti mancava la tecnica, i risultati spesso si portano a casa con le palle. Tu le hai.” Vabbè, grazie figlia mia.

I LOVE ROWING (l’avevo già scritto, vero?!)

 

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