Il parto resta la fatica nr. 1 per antonomasia.  Almeno, per me.

Non saprei come descriverla, ma la ricordo ancora bene. Chi l’ha sperimentata, probabilmente sarà del mio stesso avviso. Quando mi chiedono “ma cosa hai provato durante il parto”, ecco, io non so davvero cosa rispondere. Ricordo però, di aver portato a termine la missione, dando più di quanto fosse nelle mie umane possibilità. Ho terminato senza fiato, spossata e svuotata. Difficile riconoscere se la gioia di vedere Rebecca per la prima volta mulinare le braccia per aria, ricordandomi un paffuto aeroplano giocattolo, fosse riuscita a superare la soglia di quella fatica immane. No. Rebecca me la sono goduta ore dopo, più lucidamente.

20 anni dopo, ho provato nuovamente quelle stesse indicibili sensazioni. Ma stavolta per raggiungere un obiettivo diverso e di certo “meno nobile” del mettere al mondo un figlio, ovvero, portare a termine la gara di canottaggio sui 1.000 metri, in singolo. Ecco, questa è la fatica che piazzo al numero 2 del mio personale ranking per intensità, drammaticità, senso di smarrimento. Cercate di capire, eh?! Seguitemi.

Il body Master Baldesio. Elegantemente valorizzato dalla palette occhi Chanel.

Il body Master Baldesio. Elegantemente valorizzato dalla palette occhi Chanel.

Detto così, so già che penserete “e allora perché l’hai fatto”. Un conto è focalizzare rischi e opportunità del diventare madre, un altro è buttarsi a capofitto in un mare magnum di fatiche a dismisura, finalizzate esclusivamente a terminare una gara che si risolve in una manciata di minuti, in condizioni di abbruttimento totale.

Appunto. CHE MERAVIGLIA!!!!!! Dopo oltre vent’anni di emozioni altalenanti, tendenti al “liscio” (liscio non vuol dire piatto: della mia vita sono appagata assai), grazie al canottaggio ho rigenerato un po’ gli ingredienti della mia vita. Ho modificato qualche sapore qua e là ed ora, posso finalmente addentare con grande e rinnovato piacere le porzioni che mi servo nel piatto delle mie giornate. Sono porzioni abbondanti, bulimiche… io che ero solita consumare gentili insalate di fiori, frutta e ortaggi coloratissimi. Vai così, il canottaggio ha cambiato la mia vita!

Dopo la gara. Ero morta.

Dopo la gara. Ero morta.

Torniamo all’origine, ieri ho portato a termine la mia prima gara in singolo a Ravenna in occasione di un Meeting Nazionale abbinato alla Coppa Italia per Società. Se ho faticato? NO, DI PIU’. E non saprei proprio che dimensione dare al “DI PIU'” per farvi capire come mi sono sentita.

Tutto è iniziato dieci giorni fa, quando Fabio, il mio coach, ha deciso la mia partecipazione al meeting. Solita considerazione di base del coach: perché aspettare? Già, perché?

Ecco tutti i miei perché, che gli ho espresso in modo circostanziato: 1. perché non ho mai remato in singolo, ma solo in doppio (con lui); 2. perché la gestione di una barca come il singolo, per una principiante è come scalare l’Everest con ai piedi le Espadrillas; 3. perché non c’è abbastanza tempo per preparare la gara; 4. perché da singolista ho la responsabilità totale di tutto ciò che accade fuori e dentro la barca; 5. perché non è mai stato programmato alcun allenamento mirato.

Il 3. Sempre il mio numero... Mò, lo gioco all'otto.

Il 3. Sempre il mio numero… Mò, lo gioco all’otto.

Inutile precisare che i miei “perché” hanno rimbalzato come palle di gomma, contro il muro granitico di una decisione che lui aveva già preso. A quel punto, non mi restava che dare la mia completa disponibilità ad un “programma intensivo” di allenamenti in barca singola. Si comincia.

OTTO-ALLENAMENTI-OTTO in Po e in una conca presso il canale navigabile: questa la mia “dotazione” complessiva. Il lavoro nella conca è stato deciso per via della condizione di “acqua ferma”, assimilabile a quella che si trova su un campo di gara. Ebbene, nonostante la migliore delle condizioni ambientali possibili, ho rischiato di suicidarmi un paio di volte sotto una chiatta e in più mi sono fatta un volaccio in acqua, ribaltandomi con la barca. Questo accadeva una settimana prima della gara.

Fortunatamente, il tono e la resa degli allenamenti sono migliorati esponenzialmente nei giorni successivi, cosa che mi ha ridato un po’ di fiducia. Sono partita per Ravenna con i soliti diecimilasettecento dubbi e un singolino tutto mio color carta da zucchero, bollato di resina qua e là, dall’aspetto decisamente vintage. Vintage proprio come me, quindi perfetto. Nell’ultima gara a Sabaudia, avevo riempito la borsa di medicinali, rimedi contro malanni, bendaggi e altre amenità sanitarie. Stavolta non mi sono fatta prendere dalla sindrome della crocerossina. Stavolta ho lasciato a casa la cassetta del pronto soccorso, sostituendola con un beauty contenente tutta la mia routine skincare, inclusa una palette di trucco occhi di Chanel da capogiro. Da indossare in barca, sia ben chiaro! Cambio barca, cambio rito!

Fabio, che è anche Vicepresidente del Comitato FIC, insieme al Presidente Giorgio Bianchi. E la mia barca vintage.

Fabio, Coach e Vicepresidente del Comitato FIC, insieme al Presidente Giorgio Bianchi e  al mio singolo vintage.

Vi ho già raccontato che il movimento Master è fatto principalmente da individui super-motivati, super-allenati, super-dotati. In acqua danno tutta l’anima, come avrebbero fatto a vent’anni. Come in “Cocoon”, i master in acqua fermano le lancette del tempo a un’età che non hanno più, ma che rincorrono colpo su colpo, in un crescendo che cerca di simulare i serrate delle categorie dei giovani.

Il campo di gara perfetto di Ravenna e io che faccio le prove tecniche. E' la sera prima degli esami...

Il campo di gara perfetto di Ravenna e io che faccio le prove tecniche. E’ la sera prima degli esami…

Oltre alla categoria dei Master che punta alla performance assoluta, ce n’è un’altra alla quale mi sento di appartenere e che proprio stamane si è casualmente ritrovata al bar della Canottieri Ravenna, davanti a un ottimo caffè. Anche questa categoria è composta da canottieri di grandissimo spessore (molti ex-nazionali), ma che oggi attribuiscono allo sport un valore che va al di là della prestazione in gara. Così, parlando piacevolmente, ci siamo trovati a condividere idee e progetti pressoché identici per il 2016 e 2017, ripromettendoci di sentirci a breve per focalizzarli insieme. L’unione fa la forza, anche nei Master.

Si va. Fabio era più preoccupato che non mi schiantassi contro qualche equipaggio in movimento... :))))

Si va. Fabio era più preoccupato che non mi schiantassi contro qualche equipaggio in movimento… :))))

Ecco, questo è il senso che attribuisco al “mio” canottaggio. E’ il senso che do e darò alle indicibili fatiche odierne e future ai remi, ora che abbiamo portato a casa i risultati cronometrici e attitudinali di cui avevamo bisogno, sia in doppio che in singolo. Il doppio funziona già e, se tutto andrà come speriamo, è destinato a crescere esponenzialmente. Il singolo è tutto da costruire, ma partiamo almeno da una soddisfacente dotazione tecnica e una buona sicurezza sui fondamentali. Abbiamo anche provato a stimare quale potrebbe essere il mio miglior risultato, considerando tutte le variabili possibili. Poi.. non potete capire come la palette Chanel riesca a valorizzare il mio singolino d’altri tempi: un mix esplosivo!

Fabio è soddisfatto, io non completamente, ma riconosco a lui il merito di aver individuato e messo in atto il miglior programma possibile, finalizzato alla partecipazione a ben tre eventi agonistici: due in doppio insieme + quest’ultimo, incredibile traguardo sui 1.000 metri in singolo. Se ci penso, ancora stento a credere di averlo messo a segno…

Hotel fronte mare a Cervia.

Hotel fronte mare a Cervia.

Care amiche, non è mai troppo tardi per iniziare la pratica di un’attività (sportiva o non) che dia una reale gratificazione a corpo e spirito. Non importa l’età in cui si comincia. Quindi, seguitemi, perché a breve vi presenterò un bel programmino di wellness che con il canottaggio ha qualcosa… in comune.

Buona settimana a tutte!

 

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