Viaggiare nel tempo si può eccome. Chiudo gli occhi, inspiro lentamente, li riapro… ed eccomi tornata indietro nel tempo. Dove mi trovo? La mia macchina mi ha catapultata in un bel cortile grande, circondato da alberi, impreziosito da aiuole fiorite tutto l’anno. Nel cortile c’è un gran movimento: una moltitudine di ragazzini in tuta da ginnastica di colore blu, al massimo blu e rosso, si rincorre vociando. Qualcuno cade sulle ginocchia, distruggendo il tessuto della tuta. Molti altri hanno già i pantaloni rattoppati, ma anche le toppe portano i segni devastanti di nuove cadute, che manco un acrobata del circo alle prime armi.

Giocano con il pallone, si rincorrono, sfrecciano con la bici sfiorando pericolosamente i compagni, litigano, poi si riappacificano. Vanno avanti così per ore, senza fermarsi mai: un big bang in miniatura.

Io li osservo, non vista, e mi godo lo spettacolo. Riscopro un modo schietto di comunicare, le regole non scritte che in qualche modo permettono una sana convivenza e la partecipazione di tutti quanti al gioco, senza esclusioni di sorta. Il caos sembra non finire mai quando, al secondo piano di una bella palazzina si apre una finestra. I ragazzini si voltano ipnotizzati. “Nicola! Vieni a prenderlo!” Ma a chi appartiene quella voce? Ad un braccio? Sembra di sì, perché nessuno si è affacciato alla finestra per richiamare l’attenzione di Nicola. Solo un braccio è sbucato, per lanciare un sacchettino marrone. Il sacchetto atterra con un rumore ovattato nel cortile e Nicola scatta come una lepre a recuperarlo.

UNA PIOGGIA MISTERIOSA DI SACCHETTI IRROMPE NEL CORTILE…

Come per magia, altre finestre si aprono, in qualche caso si materializzano figure femminili sui balconi. Ed il lancio di sacchetti si compie. Pare la notte di San Lorenzo, solo che in questo posto, piovono misteriosi involti. Che ci sarà mai dentro? Perché questi ragazzini corrono come pazzi a recuperare il proprio pacchetto? E perché mai un grande sorriso è spuntato sui volti di tutti quanti? Improvvisamente l’ordine torna nel grande cortile. I piccoli, ben disposti sotto un enorme salice, estraggono il loro piccolo tesoro…. un panino!

Ecco di cosa si tratta! E’ l’ora della merenda! Il sacro momento che sancisce il recupero delle energie prima del rush finale. Quasi nessuno parla, ma le occhiate reciproche non mancano. I panini sono grandi, belli, cotti a puntino, difficile trovarne così nelle nostre panetterie contemporanee. E dentro cosa c’è? Di tutto pare: marmellate, burro e zucchero, nutella; la farcitura meno gettonata (a sentir loro) è il prosciutto cotto, mentre l’apoteosi della merenda, il picco del gusto delle 4 del pomeriggio è lui, sua maestà, il supremo, IL SALAME.

La fetta spessa, piena, godereccia del SALAME CREMONA IGP

La fetta spessa, piena, godereccia del SALAME CREMONA IGP

 

NEL PANINO, LUI: SUA MAESTA’ IL SALAME

Il panino al salame è un premio, un lusso e chi ce l’ha lo condivide democraticamente con gli altri ragazzini.

Il salame è la gioia, è la perfezione, è il tutto. E’ un viaggio nel tempo. Mi basta inalare il suo profumo per ricordare momenti come questi, ovvero la mia infanzia felice, a giocare nel cortile. Il panino al salame era il più desiderato da tutti noi e quando, inaspettatamente, le mamme lo concedevano, la gioia era incontenibile. Che momenti indescrivibili… Altro che le merendine preconfezionate…

Avete mai assaggiato il salame cremonese (SALAME CREMONA IGP)? E’ un’esperienza unica perché “piena”, incredibilmente “rotonda”. Intanto, se ne consiglia il taglio abbondante, ovvero, la fetta non deve essere striminzita come quella che si usa consumare per certi altri tipi di salame. La fetta “cremonese” è spessa, molto spessa. Solo una fetta, mangiata da sola, accompagnata da un bicchiere di vino è il più perfetto dei finger food. Si prende con le dita e la si caccia in bocca, senza formalismi e fronzoli, poi la magia si compie. E’ il massimo della convivialità: una fetta, una chiacchiera, poi una fetta ancora, poi il vassoio passa ad un altro commensale, insomma, è un po’ come tornare tutti bambini.

Quegli stessi bambini che, alle 4 del pomeriggio, si raccoglievano tutti sotto il salice e speravano di ritrovare nel proprio sacchetto, un semplice, ma impareggiabile PANINO AL SALAME..

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