Lo avevo annunciato ed eccolo qua. Vi presento il primo capitolo (in lavorazione) del mio ricettario. Il suo concept è descritto in un precedente post (seguite link), se avete tempo e voglia vi consiglio di leggerlo per avere un quadro più chiaro del progetto.

Buona lettura (e fatemi avere il vostro feedback)

Capitolo 1 – LA CROSTATA DELLA LU

“Mmmmmhhhh, che buona Lu…”

Sei stato tu, con un’espressione carica di soddisfazione mentre ne consumavi una fetta alla marmellata di “ribes nero”, a convincermi che è la CROSTATA l’esperienza più coinvolgente del mio ricettario. Così, nella compilazione di questo percorso di ricette di vita, comincio dal fondo, ovvero dal dolce.

Un dolce, che non è troppo dolce, bensì rustico, genuino, senza fronzoli, casalingo, personalizzabile fino a portare la tua cifra. CROSTATA. Che bel nome. Femminile sì, ma ruvidino, essenziale, affermativo. Un po’ come me. La crostata supera, in appagamento assoluto, tutti gli altri dolci e non me ne vogliano i fanatici delle panne, delle creme, delle sofficità elevate, dei decori a non finire, delle costruzioni modaiole. La crostata porta dentro di sé tecnica e creatività, anche un po’ di improvvisazione, sicuramente molta passione. Perché ci metti le mani dentro (non impasto mai con l’impastatore, MAI) e il contatto fisico con gli ingredienti che si trasformano crea un’alchimia tutta particolare tra te e la creazione che sarà. Un assaggio di crostata significa un’esperienza mai uguale alla precedente e per questo intrigante come nessun’altra.

Mia madre era la regina delle crostate. Certo, mia madre è stata, e in parte lo è ancora, la regina dei fornelli, non fosse che la malattia di cui è affetta non le permette più di cucinare come un tempo. Era meglio di qualsiasi chef. Preparava per mio padre crostate a non finire, che lui portava al lavoro quando era impegnato nel turno di notte. Ed era festa in raffineria. Era arrivato addirittura a portare a casa la “wish list” dei colleghi i quali, nel giro di 48 ore, ricevevano la declinazione preferita, racchiusa in confezioni meravigliose che creava lei stessa. Così dal suo forno uscivano crostate ripiene, farcite di frutta (opere d’arte), con marmellate speciali spesso fatte in casa. Lei è imbattibile e la ritroverete molto spesso nelle esperienze del mio ricettario.

Di certo, non voglio mettermi in competizione con lei, ma a mia volta sto collezionando richieste ad hoc, segno che 1/100 della sua abilità deve essersi infiltrato nel mio DNA culinario. Almeno sul fronte “crostata”.

Una delle proposte con marmellata speciale alle pere e menta.

Una delle proposte con marmellata speciale alle pere e menta.

La “mia” crostata è il mio biglietto da visita. Non di rado mi presento a incontri ufficiali di lavoro, con le mie quasi-monoporzioni di dolce. Il successo è assicurato, ma soprattutto è l’effetto “wow” che mi fa impazzire, è il vedere i volti pieni di piacevole stupore, perché nessuno si aspetterebbe mai di trovare sul tavolo della riunione, piccole e profumate crostate, preparate con marmellate diverse e speciali. Da tempo faccio utilizzo di stampi ad anello che ho acquistato da Bialetti, della misura di 12 cm di diametro. A seconda del numero di persone ne preparo da 3 in su, poi taglio a metà ogni porzione e devo dire che la metà corrisponde quasi esattamente a una fetta di torta, dimensioni “standard”. Considerando che il mio target di consumo è quasi esclusivamente maschile, non farete fatica a credere che una quasi-monoporzione pro capite, sia malamente sufficiente a soddisfare un giro di assaggi. Per questo motivo, non mi lascio mai sorprendere e cerco di arrivare preparata con un buon numero di crostate.

In ufficio, durano pochissimo!!!

In ufficio, durano pochissimo!!!

Scelgo le mie marmellate in modo molto accurato. Qualche volta le preparo io, perlopiù le acquisto in un luogo segreto della mia città. Una gelosia un po’ sciocchina, lo ammetto, ma mi piace sapere di avere un piccolo vantaggio competitivo grazie a queste deliziose marmellate artigianali. Più che marmellate, le definirei vere e proprie essenze. Perché prima di arrivare al palato, inebriano l’olfatto con sentori intensi ma mai stucchevoli di frutta di stagione e erbe di campo. Sono mix sorprendenti, voluttuosi, dal sapore avvolgente, morbido, che legano perfettamente con la pastosità della frolla. Una goduria…

In cucina, su un piano dedicato proprio alla preparazione di torte e pasta fresca.

In cucina, su un piano dedicato proprio alla preparazione di torte e pasta fresca.

Esteticamente le mie crostate sono belline. Non bellissime, che per una crostata non avrebbe senso. La crostata si impone non per l’estetica, non per la perfezione del dettaglio, non per il “design”, ma proprio per la sua irregolarità appena accennata. Che la rende unica e irripetibile e proprio per questo, ancor più desiderabile. Quindi, sono belline. Si presentano con una struttura corposa e compatta, ma la dimensione quasi mignon le rende attraenti, quasi vulnerabili. In attesa di essere scelte e consumate con piacevole lentezza. I bordi sono sì abbastanza irregolari, ma i decori in superficie vengono curati con particolare attenzione. Amo ritagliare il reticolo di pasta con la rotella dentellata, perché so che l’occhio indugerà sul quel piacevole zig zag, prima di lasciarsi rapire dalla traslucida apparenza della marmellata sottostante. A volte non sono precisa nel disporre le listarelle di pasta, ma cerco il più possibile di dare alla mia creazione un aspetto piacevole e personalizzato. Naturalmente, mi cimento anche in misure più grandi, fino a 26cm di diametro.

26 cm di diametro, per un piacere assoluto...

26 cm di diametro, per un piacere assoluto…

Anche le crostate farcite di frutta hanno una loro componente di irregolarità. Più che a giardini all’inglese, assomigliano a luoghi un po’ fatati, dove è la natura a dettare le regole e non la mano dell’uomo/pasticcere. Dove regna la natura, regna il caos ed ecco che dispongo i frutti non secondo una logica ben precisa, bensì secondo una “illogica” naturale, che però ha il pregio di esaltare forme e colori in un tripudio di gioia per gli occhi. E all’incontro con il palato, il mio caos cromatico vince.

My heart inside...

My heart inside…

Me le rimiro un po’, prima di infornarle. Nanami, il mio Akita-inu, invece rimane lì con il naso all’insù, in attesa che briciole di ritagli di pasta cadano dal piano di lavoro sul suo muso bellissimo. E’ golosa la mia meraviglia tigrata… Forse non l’ho ancora detto, ma la preparazione della crostata ha per me un sapore quasi “rituale”. Ha una sua lentezza fluida, naturale, che mi rilassa e mi infonde di pensieri positivi. Fare crostate, a volte, mi aiuta a dipanare qualche matassa esistenziale un po’ aggrovigliata, altre volte invece, illumina di genio qualche mia lampadina.

Nanami, alla ricerca di "briciole cadenti"...

Nanami, alla ricerca di “briciole cadenti”…

A questo punto, ci sarebbe da dare spazio alla ricetta. Ricetta che ho voluto racchiudere in un racconto breve, ispirato da eventi reali, ma opportunamente modificato, un po’ come si fa appunto con una ricetta per dare quel tocco di sorprendente unicità.

Spero che il racconto, e le crostate che lo popolano insieme ai miei consigli, vi piaccia. Auguro a tutti una piacevole… consumazione.

(P.S. il racconto verrà inserito nella versione finale del ricettario. Curiosi, eh?! 😉 Vi anticipo solo che… descriverà il viaggio in treno di 3 crostate, da Cremona a Sabaudia. Nulla è casuale, il nr. 3, la destinazione del viaggio…) Le foto definitive, invece, porteranno la firma di un fotografo speciale e saranno bellissime!

:))))

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